Patto di fiume

Il Patto di Fiume Simeto, è un piano di natura contrattuale, sottoscritto volontariamente dai Comuni e dalle Associazioni della Valle Del Simeto (un’area che include le città di Paternò, Adrano, Santa Maria di Licodia, Biancavilla, Belpasso, Centuripe, Motta S. Anastasia, Ragalnae e Regalbuto) sotto l’egida dell’Università degli Studi di Catania e dell’Associazione Vivisimeto. Il documento identifica principi, azioni concrete e singole responsabilità per la promozione dello sviluppo della Valle del Simeto in un’ottica di sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Il patto contiene valori, principi e azioni che devono essere messi in campo nell’arco del prossimo decennio al fine di:

Migliorare la qualità della vita delle comunità antropiche (viste come interdipendenti dalle altre specie viventi e dalle risorse naturali della Valle) incrementando le opportunità (lavoro, cultura, rapporti sociali e affettivi) per vecchi e nuovi abitanti.

attraverso:

> la rilettura di valori ed errori del passato;
> la riconfigurazione delle politiche e delle pratiche dell’abitare sulla base di un principio di ricucitura del rapporto tra uomo, società e ambiente;
> l’ attuazione dei principi dell’economia sostenibile e solidale (riuso, riciclo, inclusione sociale, equità, emancipazione, legalità);
> la rigenerazione del rapporto tra le comunità insediate e il sistema fiume, inteso non solo come asta fluviale ma tutto il territorio (componenti ambientali, sociali, produttive, ecologiche, ecc.) basato su un sistema di valori e regole condivise.

Ogni azione concreta per l’attuazione del patto dovrà essere capace di integrare i seguenti obiettivi:

> Ambientali (azioni di rigenerazione dell’ecosistema);
> Culturali (azioni mirate alla riscoperta dei tratti caratterizzanti l’identità e la cultura simetina, come strategia per la ri-generazione del senso di comunità e di regole condivise);
> Inclusione sociale, ovvero azioni mirate al re-inserimento nella comunità, da un punto di vista sia economico sia socio-affettivo, degli individui fino oggi posti ai suoi margini;
> Economici, con azioni di supporto allo sviluppo economico solidale e sostenibile nei settori integrati dell’agricoltura, acquacoltura, bio-edilizia e turismo;
> Legalità e sicurezza (azioni mirate alla individuazione di regole condivise da tutte le componenti della comunità).

L’idea del Patto è nata dal lavoro di Mappatura di Comunità iniziato circa 5 anni fa, durante il quale più di 1000 partecipanti hanno espresso la necessità di perseguire concretamente un modello di sviluppo alternativo, ispirato al concetto di tutela proattiva (forme di tutela che non impongono vincoli ma mettono in campo incentivi per attività e azioni virtuose). Rappresenta inoltre la sperimentazione di un approccio di “Engaged University” , secondo cui la ricerca e la didattica possono essere migliorate attraverso il coinvolgimento attivo dell’Università in reali processi di sviluppo locale.

Attraverso la colonna di sinistra, è possibile approfondire i singoli aspetti del Patto di Fiume Simeto.

La foto di copertina appartiene alla collezione privata di Enza Palumbo, archivio MMAV (museo mediterraneo di antropologia viva).
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